
NON PENSAVO MAI
Sento i declivi delle spazzate scale,
quanti gradini di pietra t’han beata.
Per mezz’Europa s’autunna
piove piano, così
tra i tetti, e i corrimano
tra tapparelle d’ufficio scorticate
e mozziconi che brillano
alle pole.
Così, come due vecchi
arretrati di carezze
di cose ancora da dire, due fioriere
che s’alzano tra brezze arrivate contromano
su lungomare battuti poco, a sera.
Io ti ricordo il gettare i sassi al molo
quella sottile capacità terrena
di stare fermo nell’aria:
i cormorani;
per poi piombare di scatto
un sorso prima, di quella pietra scottata
dove siedi.
Cercando di parlarti soltanto
ho inteso il vuoto
dei baci tuoi alla bocca
non dati, e un terremoto
m’è giunto a fare le mani una catena
un laccio per riprenderti
più piccola che mai
confusa
tra le secche del cuore
e un altro - sai
forse non credi, ma non pensavo mai -
Massimo 27 marzo 2007

LA SFIDA
Sfregia, lo schiocco del remo
all’acqua dura,
questa serata infantile
dolce, pura:
un giovane, che perso il sestante
s’è tradito
ignaro di quel limite
già imposto a ogni vigore,
giù per i flutti
s’è sceso, e non tornato
come la pietra
pur levigata e cara
rimbalza un poco ma, doma
è impraticata,
così le braccia modeste
n’han tenuto, lunga distanza
ed età che tutto preme
ora coi fari si taglia il lago
ai pini, fino alle canne
alle sponde più melmose;
ma forse ancora sul fondo, lui
percuote, la fronte sua alla sfida
tra l’anfora dei tufi
e l’erbe alte, ignote;
là dove luna dilegua
e più non scuote
Massimo 25 marzo 2007